La piscina fa di nuovo discutere. Cosa sta succedendo?

C’è chi sta cercando di intorpidire le acque sollevando improbabili difetti procedurali per confondere le idee e farsi propaganda. Ma le cose sono molto più lineari e direi, dato l’argomento, più “limpide” di come si vorrebbe far credere.

Puoi allora spiegarci tu come stanno le cose, in due parole?

In due parole non è possibile. Chiedo scusa ma per una volta non punterò alla sintesi. Preferisco fornire tutti i dettagli che possono essere utili perchè ciascuno possa farsi un’idea adeguata.

Va bene. Procediamo con ordine: si è dunque deciso di  procedere con la piscina?

Come noto l’amministrazione comunale nel 2016 aveva avviato un percorso con il quale aveva verificato l’interesse dal punto di vista degli operatori del settore per una sua realizzazione ed aveva potuto constatare che le condizioni c’erano: infatti, erano pervenute manifestazioni di interesse da parte di nove operatori. Nel contempo il Comune aveva avviato approfondimenti sul piano legale per individuare quali strade fossero preferibili per una ripresa dell’opera che tutelasse al meglio l’ente viste le disavventure del precedente intervento. La formula che è emersa con queste caratteristiche è quella del partenariato pubblico e privato, con la modalità del leasing in costruendo.

Come funziona?

Un pool di operatori costituito da una banca finanziatrice, un’impresa costruttrice e da un gestore, al termine ovviamente di una procedura di bando indetta dal Comune, si prende in carico l’iniziativa. La banca finanzia il costruttore nella fase della costruzione durante la quale il Comune non assume alcun impegno (a differenza della volta scorsa allorquando il Comune aveva invece firmato sin dall’inizio alla banca una fideiussione a favore del costruttore). Solo a piscina completata e collaudata il Comune inizia a pagare alla banca i canoni del leasing. C’è un maxi canone iniziale e poi ci sono canoni semestrali per vent’anni al termine dei quali esercitando un’opzione di riscatto il Comune acquisisce la proprietà della struttura sportiva. Durante questo periodo la gestione con tutti gli annessi e connessi (esempio la manutenzione) viene assunta dall’operatore economico che appartiene al pool. Una convenzione può ovviamente regolare aspetti di pubblico interesse come ad esempio le tariffe di accesso per categorie sociali che l’ente voglia particolarmente tutelare o sostenere.

Un gruppo di operatori ha dunque vinto il bando?

No, siamo nella prima fase della procedura prevista dal codice degli appalti la quale prevede un iter di questo tipo: l’operatore privato (nel nostro caso si tratta di un primario gruppo che opera nel settore da molti anni con al proprio attivo un rilevante numero di piscine costruite e gestite ) elabora una prima progettazione di massima e, già collegato com’è con una banca che a sua volta ha studiato l’operazione ed è disposta ad assumersene i rischi, presenta una proposta al Comune: Questo è quanto è avvenuto già a gennaio del 2018 e poi a fine luglio allorquando l’operatore ha protocollato la parte più importante della documentazione, ovvero il piano economico finanziario e la sua asseverazione. Dopo questo passo il Comune, se lo ritiene, valuta l’utilità dell’opera per la città e ne dichiara il “pubblico interesse”.

E’ proprio questo che l’amministrazione comunale ha deliberato nei giorni scorsi. Come già insito nel percorso avviato nel 2016 sopra descritto e come del resto ufficializzato già dallo scorso anno nel DUP (il documento ufficiale di programmazione approvato dal Consiglio Comunale insieme con il bilancio), la Giunta ha ribadito che la realizzazione di una piscina è un obiettivo per la città di Cesano Boscone e ha stabilito che la proposta protocollata ad inizio 2018 e completata negli aspetti documentali a fine luglio da parte dell’operatore privato (per la precisione si tratta di una figura composta da tre soggetti: la banca, il costruttore e il gestore) può essere la base a partire dalla quale, con le migliorie che saranno ritenute opportune (e sulle quali si sta attentamente ragionando con l’assistenza dei legali), si procederà se ritenuto opportuno (non c’è alcun obbligo) ad indire la gara per l’assegnazione dell’incarico. A questa gara anche altri operatori potranno ovviamente partecipare con offerte migliorative sia dal punto di vista qualitativo che economico.

Una annotazione a margine: tutti i consiglieri comunali, opposizione compresa ovviamente, hanno personale accesso online al protocollo e quindi già a fine luglio hanno potuto vedere la presentazione della proposta e consultare la documentazione allegata.

Che tipo di piscina sarà?

Senza entrare nel dettaglio, dovrà necessariamente essere una struttura ben attrezzata, moderna ed efficiente dal punto di vista energetico, con vasche interne di vario tipo, compreso uno spazio specifico per i bambini nonché la vasca esterna, cosa che sicuramente sarà apprezzata da tante famiglie e giovani nel periodo estivo. Caratteristica questa fra l’altro non comune fra le altre strutture presenti in zona.

Quali sono i numeri dell’operazione?

Il costo di costruzione è previsto pari a 6.104.000 nella proposta presentata. Ovviamente in sede di gara altri operatori potrebbero presentare un conto diverso. La costruzione viene finanziata dalla banca: questo implica il fatto che c’è già a monte una preventiva valutazione positiva sulla serietà e capacità del costruttore dato che è la banca stessa in questa fase ad assumersi tutti i rischi. Una volta completata e collaudata il Comune inizia a pagare il canone di leasing. C’è un maxi canone iniziale pari a 1.046.000 euro. Poi sono previsti canoni semestrali pari a 167 mila euro per vent’anni. Il soggetto gestore che fa parte del pool di operatori si assume la gestione e manutenzione, introitando i ricavi che ne conseguono e riconoscendo per contro al Comune un contributo annuo che nella proposta di partenza è pari a 110 mila euro. Questa cifra potrà evidentemente essere oggetto di gara al rialzo da parte di possibili concorrenti.

In definitiva l’onere annuo che il Comune affronta è pari a 224 mila euro (più IVA nella misura dovuta, aspetto questo su cui sono state richieste consulenze, come illustrato in occasione di recente seduta della Commissione consigliare). C’è da precisare che anche la misura di questo canone è potenzialmente variabile perché in sede di gara un diverso operatore potrebbe presentare un pacchetto di proposte fondato su un diverso tasso di interesse applicato dalla banca finanziatrice. Inoltre va detto che l’ipotesi di partenza verte su una formula con tasso indicizzato. Qualora si optasse per un tasso fisso il canone sarebbe maggiore.

Ma il bilancio del Comune può sostenere questa spesa?

Esattamente questo punto – e non tutto il resto – era all’ordine del giorno nella seduta di giovedì scorso del consiglio comunale. Conti alla mano si è accertato che sia il maxi canone inziale che poi i canoni annui sono coerenti con gli equilibri di bilancio. I revisori dei conti, nel loro parere, hanno pienamente confermato questa affermazione. Circa 600 mila euro, ovvero una buona parte del maxi canone che verrebbe pagato al momento della consegna e collaudo (ipotizzabile verso la fine del 2020 se non inizio 2021) sono già presenti nelle casse comunali e a tal scopo prenotati. Si tratta di una quota dell’avanzo libero di amministrazione accertato già in sede di consuntivo 2017 (avanzo complessivamente pari a 1.712.000 euro). La restante parte necessaria per coprire il maxi canone è stata individuata destinando a tale scopo economie di spesa che si realizzeranno in maniera certa negli anni 2019 e 2020 e che derivano da tre fonti: 1) risparmi nella bolletta energetica (grazie al nuovo impianto di illuminazione pubblica che è stato il principale investimento nel 2018 ma i cui frutti già si iniziano a vedere nei consumi energetici); 2) risparmi sugli interessi passivi (grazie al buono stato di salute delle finanze comunali per cui già da un paio di anni non si presenta più la necessità di ricorrere ad anticipazioni di tesoreria; inoltre la recente assegnazione al Comune di 812 mila euro di fondi europei quale contributo a fondo perduto per il nuovo impianto di illuminazione consentirà di ridurre la quota di mutuo e di risparmiare pertanto sugli interessi dovuti); 3) economie varie su diverse spese che riguardano il funzionamento della macchina comunale.

Come si vede, le fonti di copertura del futuro impegno per la piscina sono i frutti di scelte virtuose effettuate nel passato. In nessun modo si va ad incidere sulle risorse che sono invece destinate ai servizi sociali, manutentivi, ecc. oggi garantiti e in questi anni ampliati.

Vale anche la pena annotare che i 600 mila euro che sin da ora sono presenti e destinati alla realizzazione dell’opera non sarebbero invece sufficienti per coprire i costi della demolizione laddove si fosse presa una decisione opposta. L’alternativa che abbiamo oggi, infatti, non è fra il destinare le risorse per costruire la piscina oppure non fare niente. L’alternativa è fra spendere per fare piuttosto che spendere per demolire. Ovviamente i due costi sono diversi ma il concetto è questo.

Ma non si poteva dare la precedenza alla manutenzione di strade e marciapiedi che alcuni lamentano come carente?

Sono due cose che viaggiano su binari diversi. Intanto perché la piscina, per come è impostata l’operazione, riguarda gli equilibri di parte corrente del bilancio mentre strade e marciapiedi sono sulla parte in conto capitale. Ma questa è una distinzione tecnica. Nella sostanza vale piuttosto dire che la manutenzione di strade e marciapiedi è e resta pe noi la priorità . Le risorse ci sono e saranno ribadite ed aggiornate a breve in sede di bilancio di previsione 2019. Il motivo per cui si è rimasti indietro in questo ultimo anno è un discorso diverso: come è stato spiegato mille volte – ma una volta di più non guasta – se c’è stato uno stop in questa attività è perché bisognava prima necessariamente fare tutta una serie di lavori di scavo necessari per la riqualificazione dell’impianto di illuminazione pubblica e per le linee della banda larga. Inoltre c’erano limiti di bilancio che non derivavano da mancanza di risorse (ricordo ancora la cifra di 1.712.000 di avanzo libero di amministrazione accertato con il bilancio consuntivo 2017) ma che erano collegati ai vincoli di finanza pubblica (quello che un tempo si chiamava “patto di stabilità”): in parole povere i soldi c’erano ma non era possibile impiegarli perché la quota annua ammessa per investimenti è stata quasi del tutto saturata dall’impianto di illuminazione . Questo per il 2018, che però sta per finire. Il 2019 è un’altra storia. In ogni caso si sappia comunque che oggi su strade e marciapiedi c’è un appalto aperto ed in corso di esecuzione mentre per la piscina stiamo parlando di fine 2020.

Ci sono rischi per il Comune?

La formula individuata per la piscina ha come baricentro proprio la volontà di trasferire sull’operatore economico la maggior parte possibile dei rischi legati ad un’operazione che è per sua natura complessa. La logica è che ogni singolo rischio deve essere individuato e calcolato ed allocato sul soggetto che meglio è in grado di gestirlo. Sono le norme europee a fornire questo indirizzo.

In particolar modo, come già evidenziato, viene totalmente trasferito sulla banca e sul costruttore il rischio insito nella fase di progettazione esecutiva e di realizzazione.

Anche per la parte successiva sarà il privato a farsi carico della manutenzione e della gestione. Soprattutto per la prima componente, quella del mantenimento in ottimo stato funzionale della struttura, lo schema contrattuale – su cui l’amministrazione lavorerà nelle prossime settimane – dovrà mettere al riparo il Comune nel modo più ampio possibile anche dal rischio indiretto di un mancato adempimento del privato dai suoi doveri. Questo potrà essere perseguito attraverso una sapiente previsione di cauzioni o fideiussioni assicurative a favore del Comune. Questo è un aspetto imprescindibile da ottenere in mancanza del quale l’operazione sarebbe da abbandonare.

Più articolato è il discorso riguardante la gestione. Anche in questo caso si cercherà di restringere il più possibile l’alea che comunque almeno in parte resta inevitabilmente legata ad un’operazione così a lungo termine.

Poi ci sono i rischi che definirei “sistemici”, legati alla congiuntura mondiale, all’economia nazionale, ai mercati finanziari che esprimono il livello dei tassi di interesse, ecc., rischi che sono in grande misura legati al comportamento dell’attuale governo che sta compromettendo quel contesto di affidabilità che era stato faticosamente conquistato negli ultimi anni con i governi PD.

Sono rischi però che non riguardano solo la piscina ma ogni cosa che si vorrà fare e che non riguardano solo il nostro Comune ma chiunque oggi, privato o pubblico che sia, abbia intenzione di avviare nuovi investimenti.

Ma siamo sicuri che sia necessario avere anche a Cesano una nuova piscina?

La struttura si troverà in una posizione strategica sia perché al centro di quartieri popolari densamente abitati, sia perché rapidamente raggiungibile sia con la viabilità che con i mezzi pubblici. Inoltre sarà forse l’unica piscina aperta di una certa importanza in un bacino potenziale di utenza che va al di là della pur numerosa popolazione cesanese. Le famiglie con bambini che oggi cercano di iscrivere i loro figli nelle piscine di altri comuni sanno bene quale utilità possa avere. Così come lo sanno giovani e adolescenti che nei periodi estivi non mancheranno di farne un luogo di aggregazione. Ci saranno poi tutta una serie di opportunità legate alla possibilità per tutti di fare una salutare attività sportiva. Il tutto non come realtà a sè stante ma collocata in una zona per la quale il PGT presenta una visione complessiva fatta di verde e strutture sportive all’altezza di una cittadina di 24 mila abitanti. In questi anni ogni volta che c’è stata l’occasione di parlarne con la gente si è percepita l’attesa. Sin qui abbiamo spesso dovuto raffreddare gli animi e glissare rispetto ai tempi perché non tutti i tasselli erano disponibili per una decisione. Ma ora il tempo è maturo.

Per una decisione così rilevante non sarebbe opportuno indire un referendum?

Solo ad una superficiale considerazione l’ipotesi può sembrare azzeccata. La decisione se procedere o meno è la sintesi di una ponderazione che viene fatta fra aspetti di vario tipo (economico, urbanistico, legale, ecc.) che si intrecciano fra loro. E’ il classico caso in cui la democrazia rappresentativa deve fare il suo dovere: questa sintesi fra aspetti complessi può e deve essere fatta da chi essendo stato eletto è tenuto ad assumersene la responsabilità. Anche l’opposizione deve assumersi le proprie responsabilità dicendo chiaramente se e cosa farebbe se si trovasse al governo della città.

Qualcuno ha visto una incoerenza rispetto al metodo seguito invece con il bilancio partecipativo?

È curioso come questo argomento, di per sé infondato, sia stato sollevato proprio da chi il bilancio partecipativo non lo ha vissuto e lo ha sempre criticato. Sugli strumenti di democrazia partecipativa – chi mi conosce sa che sono il mio pallino – c’è ancora molto da fare ma è chiaro che una democrazia compiuta deve saper usare gli strumenti di volta in volta più adatti a seconda della loro percorribilità in rapporto all’oggetto di cui si discute che può essere più o meno complesso, più o meno isolabile rispetto al contesto.

Peraltro, salvo errori, non mi risulta che sia molto frequente per un comune dove sia voglia costruire una piscina ricorrere ad un referendum. Ho fatto una rapida ricerca sul tema e ho trovato solo un episodio curioso che cito; non è mia intenzione irridere sulla cosa ma voglio solo concludere con una nota di colore: un referendum in effetti c’è stato e si è tenuto in una cittadina della Catalogna, in Spagna, dove era scoppiato un grande dibattito sul fatto di ammettere o meno l’uso del topless nella piscina comunale. Per dirimere la questione hanno alla fine indetto una consultazione popolare.

Incredibile, e com’è finita?

Mi spiace, ti lascio con questa curiosità. La cittadina è Ametlla del Vallès.