Primo Maggio

Si parla molto di lavoro,ma non ci si ferma a riflettere sulle parole che inevitabilmente negli ultimi tempi si usano per definirlo, parole come: precario, a tempo determinato,nero,ecc. Ma soprattutto non ci si domanda che cosa è il lavoro,spesso la nostra mente dice: il lavoro si è sempre fatto,è sempre stato così.

 Il lavoro è innanzitutto un attività umana, anzi è la più importante attività umana ed è importante  per tutta la società,il lavoro è un attività importante a qualsiasi livello e in ogni contesto, a partire dalle attività più rilevanti come può essere quella di un chirurgo fino a chi spazza le strade. Il lavoro è un attività umana intenzionale, caratterizzata dalla libertà, ma ciò che fa la differenza in questo  libero atto, è il quello di farlo bene o male.

Tutte le professioni sono nate caratterizzate da una dignità professionale e dal   bisogno di un fare un lavoro ben fatto. Sono proprio queste due caratteristiche che oggi si stanno progressivamente e inesorabilmente allontanando dall’orizzonte della nostra società. Purtroppo ho provato personalmente sulla mia pelle questa nuova filosofia, e so di non essere il solo, esiste oggi un baratro tra la filosofia del lavoro a cui sono stato educato dai “bottegai” a quali ho “rubato il lavoro” negli anni ottanta, con la filosofia imperante oggi, non solo nelle attività economiche ma ormai sempre di più anche nelle attività sociali, dove impera normalmente la logica diminuzione del costo del lavoro appunto”costi quel che costi”.

In passato la risposta alla ipotetica domanda:perché questo oggetto,questo prodotto o perché questa visita medica devono essere fatti bene? era ,in una cultura,tutta interna,intrinseca,a quel lavoro, a quella comunità, a quella etica professionale. Perché il lavoro ben fatto, qualsiasi lavoro ben fatto dava dignità ad  ogni lavoratore, a mio padre Luigi che faceva lo”stradino” come al Sindaco o al medico condotto a Cesano B ma anche in ogni cittadina della nostra Italia.

Come ha affermato L. Bruni:”la cultura economica capitalista dominante,e la sua teoria economica, sta operando su questo fronte una rivoluzione silenziosa, ma di portata epocale : il denaro diventa il principale o unico perché,la motivazione dell’impegno nel lavoro,della sua qualità e quantità. Tutta la teoria economica del personale, che si basa esattamente su questa ipotesi antropologica,sta producendo lavoratori sempre più simili alla teoria .E’ questa cultura dell’incentivo, si sta estendendo anche in ambiti tradizionalmente non economici,come la scuola e la sanità,dove è divenuto normale pensare,e agire di conseguenza,che un maestro o un medico diventano buoni solo se e solo in quanto adeguatamente remunerati e/o controllati. Peccato che una tale “antropologia parsimoniosa” errata,sta producendo il triste risultato di riavvicinare sempre più il lavoro umano alla servitù,se non alla schiavitù antica,perché chi paga non compra solo le prestazioni,ma anche le motivazioni delle persone e quindi la loro libertà…”C’è bisogno allora di una nuova (antica) cultura del lavoro che torni ,ma non nostalgicamente a scommettere sulle straordinarie risorse morali presenti in tutti i lavoratori, che si chiamano libertà e lavoro , risorse che non si possono comprare